Buoni pasto in Europa Buoni pasto: le regole nel 2026
Buoni pasto: le regole nel 2026
Nel 2026 il buono pasto elettronico è esente fino a 10 euro al giorno, contro gli 8 euro precedenti, mentre il buono cartaceo resta a 4 euro. La commissione che una società di emissione può applicare a un esercizio convenzionato è limitata al 5 per cento. L'emissione è riservata alle società iscritte all'elenco ministeriale, e ciascuna deve avere un accordo con ogni esercente che accetta i suoi buoni.
Quanto vale un buono pasto esentasse nel 2026?
Due soglie, distinte per formato. Il buono elettronico è esente fino a 10 euro al giorno nel 2026, innalzato dagli 8 euro precedenti dalla legge di bilancio. Il buono cartaceo resta a 4 euro.
La differenza è voluta. L'Italia spinge da anni i datori di lavoro verso il formato elettronico, e allargare l'esenzione è la leva più economica per farlo. Per le aziende, la distanza tra 4 e 10 euro per giornata lavorativa per dipendente è l'intero argomento a favore del cambio di formato.
Che cosa cambia nel 2026 per i buoni pasto?
Due novità, entrambe con una data. La legge di bilancio 2026 ha alzato la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro al giorno: per un dipendente a tempo pieno sono circa 40 euro in più al mese che arrivano senza passare dalla busta paga come reddito. La seconda novità è il tetto del 5 per cento alle commissioni, in vigore per i buoni di nuova emissione dal 1 settembre 2025 e per tutto il mercato dal 1 gennaio 2026.
L'aumento della soglia riguarda soltanto i buoni pasto elettronici. I buoni pasto cartacei restano a 4 euro, quindi per le aziende che usano ancora i buoni pasto cartacei il 2026 è l'anno in cui il passaggio alla carta di pagamento o all'app smette di essere una scelta di comodità e diventa una scelta fiscale. La soglia riguarda l'esenzione, non il valore: un buono da 12 euro resta legittimo, ma i 2 euro oltre la soglia sono reddito da lavoro dipendente e seguono le regole ordinarie di tasse e contributi.
Che cos'è il tetto del 5 per cento alle commissioni?
La legge sulla concorrenza di dicembre 2024 ha limitato al 5 per cento la commissione che una società di emissione può applicare a un esercizio che accetta i suoi buoni, estendendo al settore privato un limite già previsto negli appalti pubblici.
È arrivato per fasi. Dal 1 settembre 2025 si applica ai buoni di nuova emissione, mentre quelli emessi alle condizioni precedenti sono rimasti validi fino a fine anno. Dal 1 gennaio 2026 vale per tutto il mercato.
Il contesto spiega la misura: EuroCommerce ha misurato costi di accettazione in Italia tra il 5 e il 20 per cento del valore delle vendite, a fronte di margini nel commercio alimentare compresi tra l'1 e il 3 per cento. Nella parte alta di quella forbice, accettare un buono costava all'esercente più di quanto guadagnasse sulla vendita.
Che cosa il tetto non tocca. Riguarda il rapporto tra emittente ed esercente. Il valore che riceve il lavoratore non cambia, e nemmeno quello che paga il datore di lavoro. A cambiare è solo il ricavo dell'emittente per ogni buono accettato.
Perché l'autorità antitrust ha aperto un'istruttoria?
Il 17 marzo 2026 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato l'istruttoria A578 nei confronti dell'operatore principale e della sua controllata italiana, per un presunto abuso di posizione dominante. La segnalazione che l'ha originata proviene dall'associazione della grande distribuzione ed è di luglio 2025, e riguarda condotte successive all'introduzione del tetto alle commissioni.
Il procedimento è aperto e nulla è stato deciso. Compare qui perché è un fatto pubblico che incide sulle condizioni commerciali del mercato, non come giudizio sull'esito.
Il quadro di riferimento è la concentrazione: quattro società detengono oltre il 90 per cento del mercato italiano per valore delle transazioni, e la maggiore supera da sola il 50 per cento.
Una carta buoni pasto può funzionare come una normale carta di pagamento?
In parte, e i limiti vanno capiti prima di progettare un programma.
Il decreto ministeriale 122/2017 impone un accordo tra la società di emissione e ciascun esercizio convenzionato. Quell'accordo deve indicare durata e preavviso, condizioni di utilizzo, validità e scadenza del buono, lo sconto incondizionato riconosciuto alla società emittente, il termine di pagamento che l'emittente deve rispettare verso l'esercente, e un termine non inferiore a sei mesi dalla scadenza entro cui l'esercente può esigere il pagamento.
La conseguenza pratica per chi costruisce un programma su carta: il buono pasto elettronico può viaggiare su circuiti di pagamento, ma l'accettazione deve restare limitata agli esercenti convenzionati. Limitare solo per codice di categoria merceologica non soddisfa il requisito, perché quel codice non distingue un esercente convenzionato da uno che non lo è.
Il problema è risolvibile. Significa che la decisione di autorizzazione deve poter consultare l'elenco degli esercenti dell'emittente, transazione per transazione, invece di basarsi sulla sola categoria. Il tema è trattato in open loop o circuito chiuso.
Quanti buoni si possono usare in una sola transazione?
Fino a otto. Il decreto del 2017 ha introdotto per la prima volta l'uso cumulativo fissando quel limite, ed è la ragione per cui una carta buoni pasto italiana applica in genere un limite per transazione oltre a quello giornaliero.
Dove si possono utilizzare i buoni pasto elettronici?
Negli esercizi convenzionati con la società di emissione: ristoranti, bar, tavole calde e mense, ma anche supermercati, negozi di alimentari, gastronomie, agriturismi e ittiturismi. Il decreto ministeriale 122/2017 elenca le categorie ammesse, e dentro quelle categorie conta il singolo esercizio: un ristorante fuori dalla rete dell'emittente non accetta il buono anche se un altro ristorante nella stessa via lo accetta.
Per il lavoratore questo significa che la rete si consulta prima, in genere nell'app dell'emittente, dove compaiono gli esercizi convenzionati vicino all'ufficio. Per le aziende significa che la scelta dell'emittente decide anche dove i dipendenti potranno spendere durante la pausa pranzo, e che il confronto tra offerte dovrebbe partire dalla rete, non dal prezzo.
Il buono pasto elettronico si usa anche per la spesa alimentare, sempre presso esercenti convenzionati e fino a otto buoni per transazione. Il decreto fissa le regole d'uso: il buono è utilizzabile solo dal titolare, per l'intero valore facciale, e non è cedibile, commercializzabile o convertibile in denaro.
Quanto costa un buono pasto al datore di lavoro?
Meno della stessa cifra in busta paga, ed è questo il motivo per cui i buoni pasto sono il benefit più diffuso nel welfare aziendale italiano. Fino alla soglia di esenzione il valore del buono non è reddito per il dipendente, quindi non sconta l'IRPEF e non genera contributi, né per il lavoratore né per l'azienda. Per le aziende il costo è deducibile e l'IVA sui buoni pasto è al 4 per cento, detraibile.
Il conto si fa per giornata lavorativa. Una società che riconosce 10 euro per ogni giorno di presenza spende, per un dipendente con 220 giornate l'anno, 2.200 euro di buoni pasto, e l'intera somma arriva al lavoratore senza tasse né contributi. La stessa cifra versata come aumento di stipendio arriverebbe al netto di contributi e IRPEF, e costerebbe all'azienda anche i contributi a proprio carico. Al valore facciale va aggiunto quanto l'emittente chiede all'azienda per il servizio, che nella pratica è basso perché il ricavo dell'emittente viene dallo sconto applicato agli esercenti.
Un vantaggio fiscale che va gestito. La soglia è giornaliera e vale per le giornate lavorate. Un programma che carica un importo mensile fisso senza guardare le presenze, o che riconosce il buono nei giorni di ferie e di malattia, sposta parte del valore oltre l'esenzione. Il controllo va fatto nel programma, giorno per giorno, e non a fine anno in busta paga.
Quando il lavoratore ha diritto al buono pasto?
Quando lo prevede il contratto. Nessuna legge obbliga un datore di lavoro a riconoscere i buoni pasto: l'obbligo, dove esiste, nasce dal contratto collettivo nazionale, dall'accordo aziendale o dal contratto individuale. La Corte di cassazione ha chiarito più volte che il buono pasto non è retribuzione ma un'agevolazione di carattere assistenziale, e da questo discende che le condizioni di maturazione sono quelle scritte nel contratto applicato.
La regola più comune lega il buono alla giornata di lavoro con pausa pranzo. Per i lavoratori part time la risposta dipende quindi dall'orario: chi lavora sei ore con la pausa matura il buono, chi lavora quattro ore senza pausa in genere no, salvo che il contratto disponga diversamente. Lo stesso criterio vale per il lavoro agile: il buono spetta se l'accordo individuale o aziendale lo prevede per le giornate svolte da casa, e molti accordi lo prevedono.
La legge non fissa un importo minimo del buono pasto elettronico. Il valore facciale lo decide l'azienda, e la soglia di esenzione spiega perché 10 euro sia oggi il taglio più frequente: sotto quella cifra tutto il valore è esente, sopra la differenza è reddito. Le aziende che vogliono riconoscere di più lo fanno, sapendo che l'eccedenza viene tassata come stipendio.
Buoni pasto e fringe benefit: due soglie diverse
I buoni pasto hanno una soglia propria e non consumano quella dei fringe benefit. La legge di bilancio ha fissato per il triennio 2025-2027 la soglia di esenzione dei fringe benefit a 1.000 euro l'anno, che salgono a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico: dentro quella cifra rientrano beni e servizi, il rimborso delle utenze domestiche e dell'affitto o degli interessi del mutuo sulla prima casa. I buoni pasto restano fuori da quel conteggio e seguono la regola giornaliera dei 10 euro.
Per chi progetta un piano di welfare aziendale questo conta perché le due soglie si sommano. Un dipendente può ricevere i buoni pasto per ogni giornata lavorata e, in aggiunta, fringe benefit fino al limite annuo, senza che l'uno riduca l'altro. Una carta di pagamento può portare entrambi i benefit, purché li tenga separati: saldo, regole di accettazione e rendicontazione devono essere distinti, altrimenti viene meno la tracciabilità che l'esenzione richiede.
Buoni pasto 2026: i vantaggi per aziende e dipendenti
I vantaggi dei buoni pasto stanno nella normativa, non nel marketing. Per i dipendenti il buono pasto è reddito che non paga IRPEF né contributi fino a 10 euro al giorno, e arriva per ogni giornata di lavoro con pausa pranzo. Per le aziende è un costo deducibile con IVA al 4 per cento, che la legge di bilancio 2026 ha reso più conveniente alzando la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici.
- Vantaggi fiscali per i lavoratori. 10 euro al giorno esenti sul buono elettronico, 4 euro sul cartaceo. Su 220 giornate sono fino a 2.200 euro l'anno che non transitano dalla busta paga come stipendio.
- Vantaggi per le aziende. Costo deducibile, IVA detraibile, nessun contributo sulla quota esente, e uno strumento di welfare aziendale che i dipendenti usano ogni giorno.
- Gestione semplice con i buoni pasto elettronici. Carica mensile in base alle presenze, saldo nell'app, elenco degli esercizi convenzionati sempre aggiornato, rendicontazione per il datore di lavoro.
- Uso ampio. Ristoranti, bar, mense, supermercati e negozi di alimentari convenzionati, fino a otto buoni per transazione, anche per la spesa e non solo per il pranzo.
Il limite dello strumento è la rete: i buoni pasto valgono solo dove l'emittente ha un accordo. Per questo la scelta del servizio parte dagli esercizi convenzionati vicino alle sedi, e solo dopo dal prezzo.
Chi è autorizzato a emettere buoni pasto in Italia?
Il Ministero delle imprese pubblica l'elenco delle società abilitate all'emissione dei servizi sostitutivi di mensa ai sensi del decreto legislativo 36/2023, articolo 131. Al 29 settembre 2025 comprendeva 15 società:
| Società | Sede |
|---|---|
| 360 Welfare | Milano |
| Clik App | Torino |
| Day Ristoservice | Bologna |
| E.P. | Roma |
| Edenred Italia | Milano |
| Evinrude Due | Milano |
| Gudol | Torino |
| MIG Restaurant | Bussolengo, Verona |
| Moneynet | Palermo |
| Pellegrini | Milano |
| Pluxee Italia | Milano |
| Poste Welfare Servizi | Roma |
| Repas Lunch Coupon | Roma |
| SatisWelfare | Milano |
| TreCuori | Conegliano, Treviso |
L'elenco è il quadro attendibile del mercato. Un operatore che non vi compare non sta emettendo buoni pasto in Italia, qualunque altra cosa offra.
Quanto vale il mercato italiano?
Le regole riguardano circa 3,5 milioni di lavoratori tra settore pubblico e privato, e circa 170.000 esercizi convenzionati. Una base occupazionale ampia unita a una rete di esercenti a cui il legislatore ha appena riscritto l'economia dell'accettazione: è per questo che l'Italia è oggi il mercato dei buoni pasto più osservato in Europa.
Il calendario europeo delle modifiche con data si trova su questa pagina. Per un modello opposto, dove i nuovi entranti emettono su circuiti internazionali, si vedano le regole francesi.